Tales of Petrograd


What else could we begin such a series with if not the gate of Russia, the former capital considered in Russian literature as the boundary between East and West: Petersburg? And who else if not the photos of someone who in the last years has become a chronicler and, virtually, a good genius of the city: Aleksandr Petrosyan?


For years I have watched the photos of Aleksandr Petrosyan, born in Lvov and living in Petersburg. First I got to know his black and white documentary photos which with great attention and sympathy gave news about the losers of the change of regime, and later his first city photos taken around 2000 on which he made experiments with unexpected, absurd and meaningful crosscuts of buildings and perspectives. It is good to see that these two kinds of sensitivity have encountered in such a fully mature way.


A multitude of mysterious stories unfold themselves on these pictures. Stories which take place in the city day after day in front of our eyes, but can be perceived only from the right angle.



The source of the pictures is the page of Aleksandr Petrosyan. You are advised to enlarge each of them: this is how they really live.






















11 comentarios:

Julia dijo...

Las de los gatos (que siempre cuentan historias) y la foto de la vieja acompañada por sombras del pasado son mis favoritas.
Es bueno también conocer un poco más donde vive mi hermano.
¡Gracias!

Giovanni dijo...

Magnifico, come sempre. I think you'd enjoy Owen Hatherley's account of his recent trip to Saintpetersburg (one, two).

Studiolum dijo...

Great posts, and a great blog in general. Thank you for quoting it. I love very much the characteristic early modern architecture of Saint-Petersburg/Leningrad, and Owen notices its essence with a sharp eye.

Studiolum dijo...

Sobre los gatos de Petersburgo que cuentan historias habrá otro post, empezando con el “gato narrador” de Pushkin en Ruslan y Ludmila…

Megkoronáz A.J.P. dijo...

He's the architecture critic for the New Statesman. Though he's very bright, some people (including me) feel he cannot compose a photograph to save his life.

These pictures, on the other hand, are terrific.

Julia dijo...

Esperamos con ansias al gato de Pushkin, entonces.

FoundObjects dijo...

absolutely stunning photos

Effe dijo...

la tecnica fotografica è invidiabile, ma quel che più mi impressiona è la vita che da queste fotografie aggredisce i nostri occhi.
Vita che si è insinuata e calcificata nei muri, lungo le strade, sui ponti e sopra le rive della Neva.
Davvero le storie ci sono sempre e da sempre, e restano in attesa di qualcuno che le racconti
(non avete per caso notato, nelle fotografie, un Cappotto aggirarsi per le strade di San Pietroburgo?)
Grazie per questo viaggio.

Studiolum dijo...

Sì, infatti, il più attrattivo in queste foto è che tutto vive. Anche là dove ci sono solo mura e pietre. Si vede molto la lunga pratica documentarista del fotografo.

Tutto ciò che si vede nelle foto è il Cappotto; ed è lo stesso Cappotto che lo sta fotografando :)

Effe dijo...

Esprimo anche una speranza – non una richiesta, perché un blog è una nave che solca le acque con una rotta sua, guidata da stelle personali, e non si può chiedere che attracchi a un porto, se questo non è già previsto nel percorso.
La speranza è che, in questo viaggio di immagini della Russia, ci siano anche, scendendo a sud, verso il sole, verso l’Ucraina, il vecchio porto e la vecchia città di Odessa.
Odessa è un nome che mi perseguita. Lo incontro da anni in molte cose che leggo, in molte cose che ascolto e sogno.
Tutte le strade portano a Odessa, si direbbe.
Ho camminato lungo le sue vie così tante volte, che conosco ormai quella città molto bene, pur senza esserci mai stato – non conosco però la Odessa attuale, ma quella perduta di Isaak Babel’.

Anónimo dijo...

If I stay here any longer, I don't know what will happen to my Christmas and New Year letters this year, and it is in fact already happening, for I will and shall write letters. Those cards just would not do, though at the shop I was told that they were all of them "classical".